Daniela Poggi: “La cultura è fondamentale. Un popolo  senza conoscenza è più facile da gestire”

di Claudio Donato

Televisione, cinema, tv, una donna di classe e grande fede, Daniela Poggi, ci ha onorato di una chiacchierata nella quale ci siamo soffermati sul cortometraggio “Ritorno al presente” con la regia di Max Nardari e su temi sempre di grande attualità. Daniela è sempre stata impegnata nel sociale: la parità delle donne e il trattamento per gli animali sono argomenti che ha sempre avuto a cuore. Poggi è anche ambasciatrice Unifec per aiutare i bambini dell’Africa. Diverse le sue collaborazioni: da Giancarlo Giannini a Vittorio Gassman passando per Walter Chiari, Bruno Lauzi e tanti altri. In molti la ricorderanno anche nelle vesti di conduttrice televisiva della trasmissione “Chi l’ha visto” dal 2000 al 2004.

Daniela, vogliamo parlare ai nostri lettori del cortometraggio “Ritorno al presente”, con la regia di Max Nardari, che fra pochi giorni sarà presentato anche a Benevento in occasione del Social Film Festival ArTelesia?

“Ritorno al presente è una parodia incentrata sui social. E’ il racconto sulla dipendenza che hanno creato in noi, attraverso un nuovo linguaggio che ha portato ad una incapacità nel relazionarsi con gli altri. Tutto questo ci ha portato ad essere diversi da quello che siamo. Viviamo una vita virtuale. C’è bisogno di tornare al presente, senza dover immaginare come potrebbe essere un volto costruito con l’aiuto di applicazioni. La nostra vita non può basarsi sui like. Questo mondo virtuale, pur essendo un canale di comunicazione incredibile, va usato nel modo giusto. L’uso di hashtag, icone e cose simili, hanno modificato la forma del nostro linguaggio. Nel nostro corto andiamo a rappresentare tutte queste cose, attraverso una giovane attrice, di circa 25 anni, nel ‘92 entra in coma e si risveglia dopo 30 anni. Si ritrova in un mondo a lei sconosciuto. Logicamente, come ben puoi capire, vive con grande difficoltà tutti i cambiamenti che si sono avvicendati nel corso degli anni in cui è stata in coma. Si ritrova anche ad affrontare una bellezza che non è più quella di quando aveva 25 anni. La bravura di Max Nardari sta nell’affrontare l’ importanza di alcuni concetti con leggerezza e grande efficacia”.

Ritorno al presente è un corto ma l’ idea è quella di farne un film. Bisogna trovare le risorse economiche per quanto concerne la produzione. In questo caso il discorso diventa un po’ più difficile. Come mai, in particolare nella nostra nazione, è così difficile trovare queste risorse?

“Le difficoltà stanno nel fatto che il cinema italiano viene sostenuto in maniera inadeguata da troppi anni. A molti non vengono concesse opportunità per accedere a finanziamenti. Il cinema indipendente deve affrontare grandi problemi nel trovare partner in grado di poter investire. Non voglio addentrarmi in leggi o cose varie, ma anche le piattaforme hanno contribuito ad “annullare” le sale cinematografiche. E’ cambiata la fruibilità del prodotto. La continua ricerca dello share e dell’incasso al botteghino hanno portato a tante difficoltà. C’è un sistema incancrenito”. 

Viviamo in una società che, a causa del pregiudizio, tende a relegare ai margini un soggetto considerato “diverso”. Purtroppo è una realtà che esiste. Fa rabbia, nel 2022, dover vedere certe cose. Una forte campagna di sensibilizzazione per smuovere le coscienze di molte persone è l’unica arma che abbiamo?

“I pregiudizi nascono dall’ignoranza. Quando si ha a che fare con una società poco istruita, non preparata, è chiaro che vi siano certi atteggiamenti. Soltanto il sapere ti dà la possibilità di poter apprezzare e capire la grandezza dell’altro. Evidentemente, fa comodo avere un popolo senza cultura perché è molto più facile gestirlo e fargli credere ciò che si vuole. In tutti questi anno abbiamo assistito a tagli ovunque: dalla sanità alle scuole per non parlare della comunicazione. C’è stato un degrado verbale in tutto. Come si può pensare che un bimbo cresca con una visione aperta a trecentosessanta gradi”.

Restando sempre in tema di arte, parlando di teatro: cosa si può fare per attrarre maggiormente i giovani?

“E’ come il cane che si morde la coda. Se non porti il teatro nelle scuole, se non dai agli alunni la possibilità di poter apprezzare alcuni testi di grandi autori e non investi nella cultura, che vuol dire formazione, educazione, diffusione, confronto; al giovane vai a togliere la possibilità di poter apprezzare la parte bella della società. Gli farai vedere solo il lato brutto. Purtroppo, da troppi anni, lo ribadisco, credo che faccia comodo far prevalere l’ignoranza”.

In questi  due anni molto difficili, quanto è stato importante il tuo rapporto con la fede?

“Tantissimo, senza la preghiera non ce l’avrei mai fatta. La fede è la mia unica certezza”.

Parliamo anche un poco di musica o, per meglio dire, di quello che ne resta. La musica del passato è imparagonabile  rispetto a quello che oggi ci viene proposto. È finita la melodia, la profondità dei testi, tanto è vero che dopo pochi secondi abbiamo dimenticato il motivetto di quel brano. Dove sta andando la musica italiana?

“C’è un grande problema di fondo. La musica non è più la stessa. E’ diventata un mordi e fuggi. Prima c’erano degli arrangiamenti diversi. Il cantautore importante resterà sempre. Oggi, chiunque può mettersi a cantare e ricevere un po’ di like. Continuo ad ascoltare e cantare canzoni di Paolo Conte, Guccini, Morandi, Baglioni, Battisti, Mannoia, De Gregori. Ti invito ad ascoltare il mio singolo “Sulle ali di un angelo“, scritto con Mario Lavezzi, che nasce dal mio libro ‘Ricordami’ che ho pubblicato lo scorso anno e continua a darmi soddisfazioni. Il brano è un messaggio di speranza, fede, luce, di una vita  che continua ad esserci nonostante tutto. Noi siamo luce e continueremo ad esserlo”.

Vogliamo ricordare anche le tue collaborazioni con due mostri sacri come Walter Chiari e Bruno Lauzi?

“Meravigliose persone, ma completamente diverse tra loro. Personaggi veri, divertenti, istrionici, unici, meravigliosi. Con Walter è rimasta una bellissima amicizia fino alla sua scomparsa, mentre con Bruno ci eravamo un po’ persi per questioni di distanza. Stiamo parlando di capisaldi della storia della musica, del teatro, della cultura. Magari ci fossero ancora uomini così. Avevano una grande visione della vita”.

A mio avviso mancano i grandi produttori di un tempo: cito Dino De Laurentiis fra tutti. Secondo te per una giovane attrice, oggi, quanto è più difficile lavorare nel tuo ambiente? Aggiungiamo, però, una cosa molto importante, e nessuno si scandalizzi: in tanti sono disposti a calpestare la propria dignità pur di avere notorietà.

“Calpestare la propria dignità è un problema che  è sempre esistito. Riguarda l’uomo e la donna perchè l’ambizione è fortissima. E’ cambiato il sistema e in molti si sono già adeguati. Dipende da dove vuoi arrivare e che valori hai. C’è chi è disposto a perdere se stesso e chi è convinto che con i propri mezzi, prima o poi, arriverà”.

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